Il sistema di trasmissione televisiva digitale terrestre - o DVB-T (Digital Video Broadcasting- Terrestrial) - sta subentrando al vecchio sistema analogico, in uso in Italia da oltre cinquanta anni, rendendo gli apparecchi televisivi capaci di utilizzare il linguaggio digitale, proprio come i computer e la telefonia mobile di nuova generazione.
Per gli utenti, questo cambiamento si traduce in una serie di benefici:
- un maggior numero di programmi disponibili: un canale digitale può trasportare, infatti, da 5 a 7 programmi televisivi, e in prospettiva, con tecniche di compressione sempre più evolute, potrà arrivare a trasportarne fino a 10, a differenza dei canali analogici, in grado di veicolare un solo programma;
- una migliore qualità immagine/audio;
- la possibilità di partecipare in maniera attiva e immediata ai programmi televisivi (espressione di preferenze, selezione di prodotti, ecc.) con semplici azioni sul telecomando;
- la possibilità di usare il mezzo televisivo per accedere a servizi di informazione e di pubblica utilità ora accessibili solo con mezzi più complessi (ad esempio, reti aziendali oppure PC domestico collegato a Internet);
- una riduzione delle potenze di trasmissione del segnale.
A questi vantaggi non corrispondono oneri particolarmente gravosi per i cittadini, innanzi tutto perché non è necessario cambiare il proprio televisore ma basta acquistare un'apparecchiatura di adattamento, detta decoder o set top box.
Inoltre, dallo scorso aprile la legge impone in Italia la vendita esclusivamente di televisori con sintonizzatore digitale integrato, da alcuni mesi disponibili sul mercato.
Il passaggio al digitale non richiede particolari interventi sui sistemi di antenne riceventi, collocati sui tetti degli edifici.
Il passaggio dall'analogico al digitale per la diffusione radio-televisiva terrestre è regolato da una serie di indicazioni stabilite in ambito nazionale ed internazionale. In particolare, si fa capo alle decisioni prese durante la Conferenza Regionale dell'Unione Internazionale delle telecomunicazioni di Ginevra (ITU GE06), tenutasi nel Giugno 2006, che ha stabilito:
- le regole per il processo di transizione dalla tecnologia analogica alla tecnologia digitale;
- le modalità di utilizzo dello spettro in Europa e nel Nord Africa, e le regole di coordinamento internazionale;
- la data di spegnimento definitivo delle reti analogiche (2015) e la relativa protezione dall'interferenza proveniente da paesi confinanti;
- l'assegnazione esclusiva ad un unico operatore di una singola frequenza, in ampie aree di servizio.
La transizione in Italia
Il progetto per la transizione ai servizi digitali in Italia è regolato da un Decreto firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico, On. Claudio Scajola, il 10 settembre 2008. Con tale decreto, il Governo ha presentato il calendario per il passaggio definitivo dell'Italia alla televisione digitale terrestre, coinvolgendo oltre 20 milioni di abitazioni e 50 milioni di apparecchi televisivi.
Il processo di transizione sarà progressivo sul territorio italiano, suddiviso in 16 aree tecniche, a partire dal secondo semestre del 2009 fino al secondo semestre del 2012.
È già stata completata la transizione dell'intera regione Sardegna, che è diventata la più vasta area europea "all-digital", vale a dire servita solo e soltanto da trasmettitori digitali.
Il Governo italiano vede nella televisione digitale interattiva l'occasione per una diffusione dei servizi della società dell'informazione presso la totalità dei cittadini, allo scopo di ottenere servizi più efficienti e utilizzabili comodamente da casa, con minori costi per la collettività. Per questo agevola l'acquisto di box interattivi, attraverso un contributo statale.





