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Digitale terrestre, centomila senza la Rai

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Veneto orientale nel caos, raccolta firme e campagna di protesta: «Non paghiamo il canone» Un tecnico nel veneto orientale (Errebi) ANNONE VENETO (Venezia)—In cucina vede il tg del Friuli, in sala quello del Veneto, in taverna nulla. «Vedo... si fa per dire. Ora sì, prima no, ieri nemmeno, ecco ecco ecco, guarda adesso, guarda guarda, quando fa così sta per saltare...». Il Samsung nuovo di zecca inizia a gracchiare, la camicetta rossa di Elena Chemello del Tg3 si abbassa improvvisamente sul teleschermo, un braccio sale, la testa si scompone e il mezzobusto della tivù di Stato diventa un mostro di rettangoli. «Col cacchio che pago il canone quest’anno», rassicura il signor Marco Magnolato, un pensionato della Telecom che da un mese non vede più la Rai, da quando cioè è entrato in casa l’ultimo parente qui indesiderato, il digitale terrestre. Siamo ad Annone, sul confine orientale della pianura veneziana, terra di vitigni e di artigiani, di gente laboriosa e riservata, da sempre divisa fra il fastidio per la distanza e lo snobismo dei palazzi del potere lagunari, Rai compresa, e le tentazioni friulane che hanno già portato al referendum per il passaggio di regione. Il signor Magnolato non è un caso isolato. Come lui migliaia di famiglie della fascia «secessionista » non vedono più la Rai, da Annone a Cinto a Gruaro a Fossalta a Teglio, fino a Portograuro. «Centomila famiglie coinvolte», stimano quelli del neocostituito Comitato di battaglia contro il disagio Rai guidato da un ex antennista, Gianfranco Battiston. Succedono le cose più strane e paradossali. Gente che in Veneto vede la Rai friulana, come al bar «La piazzetta» di Annone dove alle sette e mezzo della sera spunta la chioma brizzolata del governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, che parla di sanità triestina; c’è gente che in Friuli vede la Rai veneta, come a Sesto al Reghena, il primo comune al di là del confine arrivando dalla comunale di Cinto; e c’è gente, come Magnolato, che non vede proprio. C’è chi aspetta e protesta, chi sale sui tetti e agita l’antenna, chi la sposta, chi la cambia, chi la rompe. «Qui non si cambia niente», ringhia una signora Bruna di Cinto all’antennista che aggrappato al camino le consiglia la sostizuione. «Se non la cambia non vede niente», urla l’altro. «Non la cambio, bestion... quanto costea? ». La rabbia dei cittadini (Errebi) L’antennista è Gabriele Carrara, specializzato in satellitari. Una cinquantina d’anni, fisico da rugbysta, è uno dei pochi a non lamentarsi. Il periodo, almeno per lui, è d’oro: «Più quaranta per cento ». Ha lavorato anche l’ultimo dell’anno e ieri «e se fosse per chi chiama dovrei andare anche di notte». Domanda tecnica: perché il Veneto Orientale non vede la Rai? «Semplice: questa è una zona sfortunata per i ripetitori. Sono lontani: Udine, Padova e Piancavallo. Prima avevamo tre antenne, una girata su Udine per Rai 1 e Rai 3, una su Padova per Rai 2 e Rai 3 e una su Piancavallo per le private. Ora la Rai ha chiuso Udine e, dunque, bisogna girarle tutte o cambiarle, se sono vecchie». Naturalmente, il clima è di confusione. Molti aspettano perché pensano che si tratti di un problema transitorio. Altri aspettano perché si augurano che sia la Rai a riparare il danno. Altri ancora se la prendono con il Comune e i sindaci. «Sono sommerso di telefonate, la gente è infuriata», dice Paolo Anastasia, il sindaco di Fossalta di Portogruaro che per primo ha gettato il guanto di sfida alla Rai: «Non pagheremo il canone». Poi ha fatto una leggera retromarcia: «Lo dico per provocare ma è chiaro che una trattativa va avviata: che tolgano almeno il costo sostenuto dalla gente dal canone del 2011, almeno». Per cambiare l’orientamento dell’antenna sono circa 50 euro, se si deve sostituirla il prezzo può lievitare fino a 3-400 euro. Il suo collega di Cinto, Renato Querini, non se la sente: «Se dico di non pagare il canone succede un casino». Anche perché, a ben vedere, il canone è da qualche tempo una tassa di possesso, dovuta per il semplice fatto di possedere una televisione. «Benissimo - insorge Ornella Boattin, altro ribelle del comitato antiRai e capogruppo di minoranza a Pramaggiore, la quale ne ha inventata un’altra - La cittadinanza consegni al sindaco le televisioni e così l’intero Comune pagherà un solo canone, visto che il possessore diventa una solo». Tecnico sul tetto (Errebi) Studiano mosse e provocazioni. «Tassa di possesso su un apparecchio atto a ricevere, dice la legge. Ma questi non ricevono». Nei giorni della rivolta contro la Rai, Battiston e i suoi si riuniscono nei bar per cercare l’idea che stenda l’avversario. «La televisione pubblica dice che chi paga il canone ha diritto a un servizio, ma se non dà il servizio non vedo perché devo pagare. Cioè, possibile che la Rai non abbia alcun dovere?», è la logica stringente di Andrea De Carlo, altro consigliere fumantino, altro membro del nuovo comitato. Gli è vicino Battiston, presidente anche de La Voce del Cittadina di Portogruaro. Un omone di un metro e novanta che avendo fatto l’antennista è l’esperto dei «guerriglieri»: «Nessuno può vendermi fumo e io gliele canto». Al bar Ventidò di Portogruaro, quando le sedie sono già sopra i tavoli e le luci si fanno fievoli, parla ancora di «inganni, cavolate, incompetenza », e mescola il tutto a «ripetitori, divisori, miscelatori, filtri, amplificatori». Per lui è una questione di cambio di banda che non doveva essere fatto e ci vede degli interessi poc chiari. Poi ci sono aspetti paradossali. Come la vicenda dell’assessore regionale all’identità veneta, Daniele Stival, che essendo di Pramaggiore ha subìto l’oscuramento della Rai del Veneto. Proprio lui, che deve difendere l’identità. «Ci si aspettava un uragano e invece niente», morde Battiston. Perché, assessore? «Innazitutto la Rai veneta ora la vedo. Però è vero che molti miei concittadini non la vedono. Facciamo così: se entro la fine di gennaio non si vede ancora, non paghino il canone». Boom. Ha tirato un petardo dopo l’ultimo dell’anno, con nonchalance, senza tanti preavvisi. E la Rai cosa fa? Per risolvere il problema alla radice dovrebbe creare un ponte. Costo: 200 mila euro. «Troppo, hanno detto quelli della televisione - sostengono i ribelli - . Non lo faranno mai». La partita sembra chiusa sotto questo profilo. I cittadini dovranno mettere mano alle antenne ma potrebbero trattare sul prezzo. E qui invece il fronte è ancora caldo. Nel frattempo a Cinto il sindaco Querini si dimentica della sua prudenza e minaccia il «trasferimento » di regione, ricordando che la vicenda è ancora in piedi. «Abbiamo fatto il referendum, abbiamo raggiunto il quorum e i cittadini si sono espressi per il passaggio. Il Friuli e Pordenone hanno detto sì, il Veneto non ha ancora risposto. Proprio di recente ho chiesto nuovamente conto della cosa». Non risponde il Veneto, non risponde Roma, non risponde la Rai. «Ma noi, siamo italiani? », protestano al bar. E’ di nuovo rivolta sui confini del Veneto Orientale.
Ultimo aggiornamento Giovedì 06 Gennaio 2011 19:25  

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