Il mux in chiaro di Sky è un passepartout per i diritti
Mercoledì 01 Settembre 2010 15:16
Remo
La Commissione europea ha autorizzato Sky Italia a partecipare alla futura gara di assegnazione delle frequenze televisive digitali terrestri, sollevandola dagli impegni assunti nel 2003, quando la società aveva acquisito la totalità di Stream e l'aveva fusa con la rivale Telepiù.
L'aspetto più importante della decisione della Commissione, su cui Mediaset si è appellata, consiste nell'avere registrato dei cambiamenti sostanziali dello scenario italiano, tali quanto meno da rendere appropriata la richiesta di Sky.
Ma non è da considerarsi secondaria la decisione della Commissione di limitare a una sola frequenza le possibilità di gara e vincolare Murdoch ad utilizzare l'eventuale mux acquisito alla trasmissione in chiaro per cinque anni.
Se dunque Sky vorrà fare pay tv anche sul digitale terrestre potrà farlo solo alla naturale scadenza (2012) dei vincoli posti al momento della fusione e comprando la capacità sul mercato.
Una delle conseguenze più significative della decisione della Commissione riguarda forse il mercato dei diritti.
Con un mux in chiaro, per Sky diventa ancora più economica e funzionale la scelta di stringere accordi con le major (ma anche con altri content provider) che contemplino dall'inizio tutte le finestre di sfruttamento, free e pay.
In questa maniera Sky si viene a trovare nella stessa condizione di Mediaset.
Mentre in qualche maniera si acuisce un punto di debolezza della Rai che, non facendo attività da pay tv, appare meno competitiva di chi può trattare con le major accordi quadro più articolati e ricchi. Ma più che per la Rai o per Telecom (che però può vantaggiosamente, in prospettiva, svolgere attività pay sempre più proficue usando la Rete), la possibilità di accedere a diritti pregiati diventa più difficile per tutti gli altri player del mercato diversi da Sky, Mediaset, che volessero ancora puntare su tipologie di prodotto (film, fiction, grandi eventi) dove la concorrenza dei big del mercato diverrà sempre più insostenibile. Non è un caso che quasi tutti gli editori nazionali stiano virando su una programmazione dove reality e factual prevalgono su altri generi più sofisticati e costosi.